La Maratona di New York del 1972 fu una modesta gara con 278 partecipanti, interamente disputata a Central Park. Si erano iscritte appena sei donne. In base a una regola introdotta dall’Amateur Athletic Union dopo la gara dell’anno precedente, le donne dovevano partire 10 minuti prima o dopo gli uomini, oppure da una linea separata: un obbligo che molte atlete consideravano discriminatorio.

Poco prima delle 11 del mattino, le sei donne si radunarono nei pressi della 64th Street e di Central Park Drive. Mentre 272 uomini aspettavano che prendessero il vantaggio iniziale imposto loro, risuonò lo sparo di partenza. Invece di correre, le donne si sedettero. Cinque tenevano cartelli di protesta contro l’AAU; la sesta, una diciassettenne della Jersey Shore, non partecipò alla protesta con i cartelli.

Il giornalista del New York Times Gerald Eskenazi seguì la scena e il fotografo Patrick Burns la immortalò. La fotografia comparve in primo piano sul giornale del giorno successivo e fu ripresa dai quotidiani di tutto il paese, provocando una forte reazione da parte dei dirigenti dell’AAU e contribuendo a richiamare l’attenzione sulle regole che tenevano separate le donne dagli uomini nelle maratone.

La protesta si inseriva in una più ampia lotta per l’accesso delle donne alla corsa di fondo. In precedenza, l’AAU aveva vietato alle donne di partecipare alle maratone e diffuso l’affermazione che correre per lunghe distanze potesse nuocere alla loro salute. Nina Kuscsik, una delle sei partecipanti alla partenza, aveva sperimentato in prima persona quegli ostacoli: nel 1969 corse ufficiosamente la maratona di Boston, per poi diventare nel 1972 la prima donna a vincerla ufficialmente.

Kuscsik aveva iniziato a correre nel 1967 e in seguito divenne una figura di primo piano nella lotta per l’uguaglianza nello sport. L’articolo racconta come lei e altre atlete contestarono restrizioni che consideravano la partecipazione delle donne un rischio o qualcosa di sconveniente. All’epoca, le donne potevano essere soggette anche a regole come quella che imponeva loro di recarsi agli incontri autorizzati dall’AAU accompagnate da una chaperon donna.

La protesta seduta a Central Park rese visibile a un pubblico nazionale la regola della separazione. La sua importanza non stava nella distanza percorsa quel giorno, ma nel messaggio lanciato dalle atlete prima ancora che la gara cominciasse: le donne chiedevano il diritto di competere a parità di condizioni.

Fonti: Runner's World.