Gli escursionisti possono trarre beneficio dal prendersi regolarmente una pausa stagionale, soprattutto dopo periodi di attività impegnativa o prolungata. Sebbene l’escursionismo sia spesso considerato meno intenso della corsa, le uscite lunghe possono sottoporre il corpo a uno stress considerevole e possono richiedere un periodo di recupero strutturato.
L’idea di prendersi del tempo libero proviene dagli sport di endurance, nei quali gli atleti interrompono comunemente gli allenamenti per recuperare dagli infortuni, ridurre la fatica e concedere una pausa al sistema nervoso. Gli allenatori di trail running raccomandano spesso da due a sei settimane senza correre almeno una volta all’anno, soprattutto dopo un obiettivo importante. I ciclisti e i triatleti possono impiegare ancora più tempo prima di tornare all’allenamento incrociato.
Le ricerche suggeriscono inoltre che gli sforzi lunghi e a bassa intensità possono avere effetti paragonabili a quelli degli eventi di endurance più intensi. Nel 2021, ricercatori tedeschi hanno valutato alcuni camminatori prima e dopo che avevano percorso 60 miglia in 24 ore. I loro indicatori di salute dopo l’escursione erano simili a quelli osservati nei partecipanti che avevano concluso un ultramaratona. Sebbene quella distanza sia insolita per la maggior parte degli escursionisti, i risultati indicano che le escursioni prolungate possono produrre uno stress muscolare e metabolico significativo.
Il recupero non è soltanto una questione fisica. La tensione mentale ed emotiva può accumularsi nel tempo quando la preparazione e lo sforzo diventano un ciclo costante. Le pause programmate possono dare alla mente l’opportunità di riprendersi e possono contribuire a rendere l’escursionismo un’attività sostenibile per tutta la vita. Il riposo prolungato viene inoltre comunemente utilizzato per affrontare il burnout degli atleti.
L’autore ha riconosciuto i segnali del burnout quando la preparazione per un’altra giornata in montagna ha cominciato a suscitare più apprensione che entusiasmo. Invece di smettere completamente, ha sospeso le escursioni lunghe al di sopra del limite degli alberi e ha ridotto da quattro a uno i giorni settimanali trascorsi in piedi.
Dopo un mese, il cambiamento ha restituito parte del piacere dell’escursionismo. Pensare a questa attività ha cominciato a suscitare più curiosità che stanchezza. L’esperienza suggerisce che la necessità di una pausa stagionale dipende in parte dal carico di allenamento, ma anche da come si sente una persona. La stanchezza persistente, il calo dell’entusiasmo o una crescente sensazione di apprensione possono essere segnali che è arrivato il momento di fare un passo indietro e concentrarsi per un po’ su altre attività.
Fonti: Outside.